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giovedì 3 dicembre 2009

Mongolia seconda parte di due

...... Ridimensionati, ma ancora convinti di superare l'impresa dell'anno precedente, scegliemmo la Mongolia, forse uno dei pochi luoghi al mondo dove il territorio risulta ancora incontaminato e l'uomo vive secondo uno stile di vita semplice e naturale.
Dopo 5 mesi di allenamento ed un'attenta pianificazione, il primo di agosto 2008 lasciammo l'Italia alla volta di Ulan Bator, la capitale della Mongolia. Avevamo con noi, naturalmente, le nostre biciclette e l'attrezzatura necessaria: tende, sacchi a pelo, GPS, pannelli solari, fornelli da campo e viveri (pasta liofilizzata e sopratutto scatolame). Saremmo partiti dalla capitale per arrivare giù, a lambire il deserto del Gobi e poi verso l'estremo nord, sino alle città minerarie sul confine. L'aereo di ritorno ci attendeva per il 31 agosto.
Subito, ad essere onesti, ci spaventammo: Ulan Bator sa essere città caotica ed inquinata come, o forse più, le nostre metropoli occidentali, ma, appena ci allontanammo da essa, messo qualche chilometro tra noi e la civiltà, il nostro umore cambiò radicalmente: l'ansia lasciò posto allo stupore ed all'incanto.
Non è ora mia intenzione tediarvi con il minuzioso racconto del viaggio e di tutti i luoghi visitati (certe cose, dopo tutto è meglio vederle personalmente, no?): vorrei invece riuscire a spiegare un mondo che non c'è più, che forse non esiste più.
Un mondo di steppe desolate, dove il solo rumore è il vento che fischia nelle orecchie, a volte così forte ed a lungo da lasciarti stordito.
Dove giorni e giorni di nulla e paesaggi ampissimi scorrono sotto le ruote e la nostra concezione della distanza e del tempo non vale più niente. E poi vorrei anche parlarvi di loro, i Nomadi, persone così semplici, ospitali e calorose. Ed i loro accampamenti con i loro cavalli e le loro pecore e montoni, con quella carne insipida e bollita che ci hanno offerto fino alla nausea.
Poi i ragazzi che volevano a tutti i costi socializzare, gesticolando ed offrendoci vodka fortissima (e qui un problema per i futuri viaggiatori: se non bevi si offendono, ma se bevi poi il giorno dopo la bicicletta te lo ricorda che l'alcool non aiuta il fisico..). Poi ancora le montagne del nord e la Via Lattea che si scorge nitida, il freddo e le notti a dormire insieme a loro nelle tende avvolti da coperte di lana accogliente e grezza.
Dopo 30 giorni di bicicletta e 1200 (faticosi) km tornammo ad Ulan Bator ed in Italia, stanchi, dimagriti per lo sforzo, ma felici per tutto quello che avevamo visto e, sopratutto per il privilegio di aver vissuto una realtà che ormai non esiste più.
Spero che questo mia racconto abbia destato la vostra curiosità; è un viaggio che consiglio a tutti, bisogna però esser allenati, determinati, attrezzati ed aver la voglia di fare molta fatica, fatica che però vi verrà completamente ricompensata da tutte quelle emozioni che un simile viaggio in bicicletta può dare…………

se volete mettervi in contatto con noi nel caso qualcuno volesse informazioni:

346/3536092 Alessandro
349/6045413 Gianluca

vorrei lasciarvi con una frase di N. Pantaleoni che rispecchia molto questa filosofia

“Polvere e sudore:
dietro di me quello che ho già visto,
davanti a me ciò che non posso immaginare.”

fedolfi roberto

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